dall’Appendice dell’edizione del 1981 di Vocativo, 1957Vocativo è senza dubbio uno dei punti fermi della produzione zanzottiana perché, in un certo senso, segna una rottura con ciò che c’era prima. Il linguaggio inizia la metamorfosi che lo porterà a disintegrarsi e ricomporsi più volte nel corso di tutta la poesia di Zanzotto e i temi si fanno più “psichici”. L’io di Zanzotto si mostra nella sua problematicità (era affetto da nevrosi e disturbi del sonno). Questa poesia è stata aggiunta a Vocativo solo nel 1981 (ma è stata scritta tra il 1953 e il 1955), con la riedizione dell’opera corredata da un’appendice di sei poesie.
Da un eterno esilio
eternamente ritorno
eternamente ritorno
e coi giorni mi volgo e mi confondo,
vado, da me sempre più lontano,
divelto per erbe prati e tempi
d’ottobre
e silenzi confidati agli orecchi
da stelle e monti.
vado, da me sempre più lontano,
divelto per erbe prati e tempi
d’ottobre
e silenzi confidati agli orecchi
da stelle e monti.
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