Quando lo vedo per la via fangosa Passar sucido e bello, Colla giacchetta tutta in un brandello, Le scarpe rotte e l'aria capricciosa; Quando il vedo fra i carri o sul selciato Coi calzoncini a brani, Gettare i sassi nelle gambe ai cani, Già ladro, già corrotto e già sfrontato; Quando lo vedo ridere e saltare, Povero fior di spina, E penso che sua madre è all'officina, Vuoto il tugurio e il padre al cellulare, Un'angoscia per lui dentro mi serra; E dico: «Che farai, Tu che stracciato ed ignorante vai Senz'appoggio nè guida sulla terra?... De la capanna garrulo usignuolo, Che sarai fra vent'anni? Vile e perverso spacciator d'inganni, Operaio solerte, o borsaiuolo? L'onesta blusa avrai del manovale, O quella del forzato? Ti rivedrò bracciante o condannato, Sul lavoro, in prigione, o all'ospedale?...» .... Ed ecco, vorrei scender nella via E stringerlo sul core, In un supremo abbraccio di dolore, Di pietà, di tristezza e d'agonia: Tutti i miei baci dargli in un istante Sulla bocca e sul petto, E singhiozzargli con fraterno affetto Queste parole soffocate e sante: «Anch'io vissi nel lutto e nelle pene. Anch'io son fior di spina; E l'ebbi anch'io la madre all'officina, E anch'io seppi il dolor.... ti voglio bene.»
martedì 10 marzo 2020
Ada Negri. Poesia. "Birichino di strada"
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