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giovedì 5 marzo 2020

Pierluigi Cappello. Poesia. Febbraio

Ogni ramo accompagna la sua luce
ciascuno spoglio, ciascuno accolto, raccoglie l'aria
intorno al suo nero, ne spreme la parola
e fa del cielo di febbraio un respirare
dentro e fuori i tuoi polmoni.
Da me a me, come sono lontane quelle montagne
come tacciono, trasparenti in questo invaso di pace
se si sta fermi, se si sta còlti e appena concessi alla meraviglia,
il tempo è un ospite che ha fretta,
la mano sulla maniglia, il piede sulla soglia,
apre e chiude la labbra prima di parlare, senza che tu sappia
se si trattiene, se mette il piede più in là, se supera l'indugio;
fermalo, allora, se puoi; e fermati,
fermane l'istante inespugnabile
il mozzicone gettato fra i sassi, la sua ultima scintilla
che si libera, va via, oltre le sue gambe.
E una volta vivo, e un'altra volta ignoto,
di te riconoscere la faccia che ti ha voltato le spalle
nel fiume, nello scorrere che va sulla tua storia,
così, com'è ora, com'è già stata un giorno.


(tratta da Stato di quiete - poesie 2010-2016)

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