E quando tu sarai già morto,
ma morto quelle tante volte dentro una vita
che si deve morire, allora allarga bene i tuoi occhi
alla cavezza del sogno
e chiama con te ogni bellezza di cui hai bisogno
e nel respiro di quel mondo, metti dentro il tuo:
cammina pure con piedi leggeri e sporchi
come quelli di chi fischiettando va per strada,
ma come camminando su un filo di lama sottile,
e al dove vai che tu gli chiedi,
lui, sorridendo, ti risponde
senza inizio o pensiero di fine:
«Io? Io vado scalzo verso inniò»,
i suoi occhi il celeste, pitturato da un bambino.
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