venerdì 15 maggio 2020

Brambillaschi Luigi. Poesia. STELLA MIA


Un sole morente fa capolino
dietro il monte, dopo un lungo giorno.
Nubi veloci trasportate dal vento
attraversano il cielo
che si fa scuro.
La sera incombe e da qualche
parte fra gli alberi
la nebbia sale.
Guardo la catasta di legna,
un topo ci ha costruito
la sua casa ogni tanto
si affaccia, ha un bel
musetto lo guardo mentre
annusa l’aria,
un aria fredda che gela
le mani il viso,
c’è ancora la neve dei
giorni scorsi a terra,
il barile dell’acqua piovana
è un masso di ghiaccio
accendo una sigaretta e
una nuvola di fumo svolazza
nell’aria, tossisco.
Non so quante ne ho fumate
non le conto più.
Giù nella valle ormai le
luci si vedono chiare
è un luccichio che poi
la nebbia coprirà.
Sono solo qui, anzi no
ci sono io e il topo
che si è rintanato,
guardo l’orologio, l’attesa
è lunga ancora,
vorrei accendere il computer,
questo silenzio mi opprime.
Ho silenziato la trasmittente
penso.
Riecheggiano nella mente,
parole e pensieri,
parole avvelenate dette
senza pensarle veramente,
a volte succede,
come dirsi addio senza
desiderarlo.
Succede, tutto succede
senza che lo si voglia veramente.
Poi che rimane il vuoto il nulla
e dolore che lacera l’anima.
Ho finito quasi la sigaretta,
rientro nella baracca..,
fa troppo freddo qui fuori,
mi siedo accanto al caminetto
sento il calore della brace
sul viso sulle mani,
guardo quel rosso, lo fisso
non penso più.
Non sento neanche il cuore
parlare, tutto tace..
guardo ancora l’orologio
ho tempo per chiudere gli occhi
non vorrei risvegliarmi più
guardo dai vetri della finestra
c’è rimasto uno spicchio di cielo
una piccola stella lo illumina,
la guardo poi sorrido..
conosco quel luccichio
e la stella mia.


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