L’autunno ha a volte luci così terse
e, sugli alberi, rossi di così
atroce dolcezza che il cuore
si spezzerebbe vedendoli. In diverse
e, sugli alberi, rossi di così
atroce dolcezza che il cuore
si spezzerebbe vedendoli. In diverse
più innocue incombenze dunque si finge
assorbito e lascia che siano gli occhi
a incantarsene, a impregnarsene, sciocchi
e intrepidi come sono… Poi stinge
assorbito e lascia che siano gli occhi
a incantarsene, a impregnarsene, sciocchi
e intrepidi come sono… Poi stinge
a poco a poco o forse trascolora
come fa, salendo, la luna, quel
tetro fulgore, scrudelisce nel
pluviscolo del tempo, e solo allora
come fa, salendo, la luna, quel
tetro fulgore, scrudelisce nel
pluviscolo del tempo, e solo allora
uno ha il coraggio di dire quant’era
bello – più bello della primavera.
bello – più bello della primavera.
G. Raboni (da “Quare tristis”, 1998)
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