Eros! Eros! Maschere, accecate
Eros. Chi sostiene il suo fiammante
viso? Come il soffio dell’estate
alla primavera spegne i canti
di preludio. E nelle voci ascolta
ora l’ombra, e si fa cupo... Un grido...
Egli getta il brivido indicibile
su di loro come un’ampia volta.
O perduto, o subito perduto!
Breve il bacio degli dèi ci sfiora.
Altro è il tempo, e il destino è cresciuto.
Ma una fonte piange e ti accora.
Che questo non sia piú dinanzi a me
da cui distante oso volgere il viso:
strade aperte, cielo, terre – e il sorriso
di nessun volto caro che le confonda.
Tutta la pena dei possibili amori
giorno e notte ho sentito tornare:
confusi un tempo e remoti, ma uguali
nel rifiutarmi una gioia serena.
Nessuna notte futura piú dolce
sarà di quella notte lontana,
quando allo sguardo di noi rassegnati
ogni discordia di nuovo fu piana.
Accanto a lei innamorata nel sonno
forse il distacco sembrava piú lieve.
Il male per questo dolce volere
dell’amica che dorme, una donna.
Quando ogni cosa che soli ci ha avuti
stupiva come di un tradimento, –
ora tu sai che la candela brucia
se per angoscia il tuo lume si è spento
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Sempre di nuovo, benché sappiamo il paesaggio d’amore
e il breve cimitero con i suoi tristi nomi
e il pauroso abisso silente, dove per gli altri
è la fine: torniamo a coppie tuttavia
di nuovo tra gli antichi alberi, ci posiamo
sempre, di nuovo, tra i fiori contro il cielo.
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