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lunedì 9 marzo 2020

Rainer Maria Rilke. Poesia. Eros

Eros! Eros! Maschere, accecate Eros. Chi sostiene il suo fiammante viso? Come il soffio dell’estate alla primavera spegne i canti di preludio. E nelle voci ascolta ora l’ombra, e si fa cupo... Un grido... Egli getta il brivido indicibile su di loro come un’ampia volta. O perduto, o subito perduto! Breve il bacio degli dèi ci sfiora. Altro è il tempo, e il destino è cresciuto. Ma una fonte piange e ti accora.
Che questo non sia piú dinanzi a me da cui distante oso volgere il viso: strade aperte, cielo, terre – e il sorriso di nessun volto caro che le confonda. Tutta la pena dei possibili amori giorno e notte ho sentito tornare: confusi un tempo e remoti, ma uguali nel rifiutarmi una gioia serena. Nessuna notte futura piú dolce sarà di quella notte lontana, quando allo sguardo di noi rassegnati ogni discordia di nuovo fu piana. Accanto a lei innamorata nel sonno forse il distacco sembrava piú lieve. Il male per questo dolce volere dell’amica che dorme, una donna. Quando ogni cosa che soli ci ha avuti stupiva come di un tradimento, – ora tu sai che la candela brucia se per angoscia il tuo lume si è spento 42 Sempre di nuovo, benché sappiamo il paesaggio d’amore e il breve cimitero con i suoi tristi nomi e il pauroso abisso silente, dove per gli altri è la fine: torniamo a coppie tuttavia di nuovo tra gli antichi alberi, ci posiamo sempre, di nuovo, tra i fiori contro il cielo.

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