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lunedì 9 marzo 2020

Rainer Maria Rilke. Poesia. Lamento di una monaca

Gesú Signore – piegati a un uomo come tanti. Tu sei ricco e possiedi i piú splendidi ammanti del cielo su di te. Le donne che ti sei scelte un giorno, a te sono rese: puoi leggere con loro e giocare, e a Teresa mostrare le tue stanze. Tua madre in cielo ora è una dama e fiorisce il suo nome regale dalle nostre preghiere, qui, da questi giardini d’inverno, dove a volte tu guardi, e strani cespi trai dalle nostre voci. Gesú Signore – hai tutte le donne che tu ami. 36 Il mio grido che importa se si perda o ti chiami? Si perde in un lamento e lo spazio lo strema. Altre voci tu senti; non t’ingannare: appena dal mio cuore mi accosto al mio viso che canta. E vorrei farti male, Signore, ma mi manca l’animo: se sollevo verso te la mia pena subito ricade mite e fredda come neve. Fuori fossi rimasta dove ho cominciato, il giorno sarebbe angoscia e la notte peccato. Forse mi avrebbe presa un uomo, e sarei sola, e un altro sarebbe venuto e la mia bocca ancora soffrirebbe dei baci. 37 E un terzo a piedi l’avrei seguito, ma, Signore, per averne pietà; e per stanchezza e paura a un quarto mi sarei data per non giacere piú sola e abbracciare una creatura. Ma se nessuno ha dormito accanto a me, tu mi salvi? Dov’ero quando cantavo? Chi chiamo nei nostri salmi? La mia vita è lontana – Gesú, dimmi: è con te? L’hai tu vista venire? E sono in te, Signore? E sono in te, Gesú? Pensa: cosí finisce nel rumore del giorno. Ciascuno la rinnega, nessuno piú conosce la mia vita, Gesú. Ed era la mia vita, Gesú Signore, sei certo? Non un’altra in cui pure 38 nessun morso abbia aperto un suo segno, Gesú? O la mia vita forse non è con te, ma langue spezzata, e intanto piove, piove e l’acqua la bagna, e gela dentro, Gesú? 
Sulla via assolata, dentro al vecchio tronco cavo che da lungo tempo serve a bere e piano in sé rinnova uno specchio d’acqua, la mia sete calmo: l’acqua limpida e il suo flusso prendo in me nel cavo della mano. Bere è troppo, è un atto che tradisce, mentre questo gesto in cui m’indugio porta un’acqua chiara alla coscienza. E cosí potrebbe riposarmi se tu fossi qui, posare piano la mia mano sulla fresca curva della spalla o al limite del seno. 

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