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martedì 28 aprile 2020

Fernanda Romagnoli. Poesia. Processo

T’ho visto in sogno, spirito che m’abiti.
Dormivi, rannicchiato feto d’angelo,
mostro incompiuto. Dentro di me, in travaglio,
come in una matrice! Traditore!
Che ti facevi padrone in casa mia
crescendomi a tormenti.
Che m’incalzavi ad adescare i giorni
come una spia, come una meretrice,
per la tua fame di strani nutrimenti
grati a te solo: il giusto, il vero, il bello.
Malata, maledicendomi che stretto
con me a soffrire, deperivi. E quando
tornavo viva, fra risa come pianti…
Come prezioso anello raccogliendo
ogni attimo caduto…
D’ora in avanti chi pagherà i tuoi debiti
di scapestrato cadetto, s’io rifiuto?
S’io diserto il tuo letto, a chi scaldarti?
T’ho smascherato, spirito che m’abiti.
T’aborro, ma non m’è dato rinnegarti:
tu amante mio, mio figlio, mio fratello.

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